venerdì, 29 giugno 2007
Bugiardo com'è, Silvio Berlusconi, finge di non essere preoccupato per l'arrivo di SuperWalter (Veltroni), i suoi gazzettieri fanno sapere che il Cavaliere è più forte che mai, che nel centrodestra non cambia nulla, eccetera, eccetera. Tutto falso. L'arrivo d'un fenomeno mediatico come SuperWalter segna il tramonto del quasi settantenne Prodi ma anche la fine del settantenne Berlusconi. Non è un caso se oggi su Repubblica, il quotidiano che ha sponsorizzato spudoratamente l'ascesa del sindaco di Roma alla guida del centrosinistra, l'intevista al vecchio Carlo Azeglio Ciampi viene sormontata dal titolo: "E ora basta vecchi in politica".
venerdì, 22 giugno 2007
Si è fatto pregare, SuperWalter Veltroni,per dire sì alla guida del Partito democratico. Si è fatto pregare perché sa di rappresentare l'ultima speranza per il centrosinistra, ma si è fatto pregare anche per dettare le sue condizioni. SuperWalter teme una trappola tipo quella che gli rifilò otto anni fa il lider Maximo (D'Alema) quando gli consegnò la segreteria dei Ds. Io c'ero a Torino in quel gennaio del 2000 e ricordo ancora il gelo che calò sulla platea del Lingotto quando il presidente del Consiglio disse che se la sua scommessa di Palazzo Chigi fosse fallita anche Walter sarebbe caduto ("Ce ne andremo via...". Infatti SuperWalter, finito il governo D'Alema, evase da Botteghe Oscure per andare a fare il sindaco di Roma. Lasciò il partito allo sbando (nella mani di Folena) alla vigilia delle politiche del 2001...
domenica, 17 giugno 2007
"E' partita la caccia" disse Romano Prodi nel 1998 quando attraverso i giornali cominciarono gli attacchi che avrebbero portato alla fine del suo governo e allo sbarco di Massimo D'Alema a Palazzo Chigi. A un anno di distanza dall'insediamento del secondo governo del Professore, la caccia è ripartita. I verbali degli interrogatori di Ricucci pubblicati ieri da Repubblica e quelli sul Corriere di oggi rappresentano solo l'ultima raffica. Ma questa volta le prede dei cosiddetti "poteri forti" sono due: Romano Prodi e Massimo D'Alema...
martedì, 12 giugno 2007
Il "facci sognare..." di Massimo D'Alema al presidente dell'Unipol che stava scalando la Bnl gli resterà appiccicato a vita. Quell'incitazione da stadio intercettata sul cellulare del fido Latorre e stampata oggi su tutti i giornali diventerà il suo necrologio politico. Esagerato? No. Il lider Maximo che ha fatto della "questione morale" un'arma politica: contro il Psi di Craxi, contro la Dc e contro la destra di Berlusconi. Perciò la sua telefonata a Consorte è troppo: "Lei è quello di cui parlano tutti i giornali?..." E vogliamo parlare della conversazione del fido Latorre con il "compagno" Ricucci, il furbetto del quartierino che cercava di scalare il Corriere della sera?
Dieci anni fa Massimo D'Alema, allora segretario del Pds, sollevò la "questione deontologica" proprio contro il quotidiano di via Solferino. Mi portò davanti all'ordine dei giornalisti per una notizia ritenuta "falsa": un tentativo di "ulivizzare" il sindacato. In realtà la notizia era stata data il giorno prima da un collega, Francesco Verderami, io avevo solo intervistato (il giorno dopo) il segretario della Cgil Sergio Cofferati sull'argomento. Bene, venni censurato dall'ordine dei giornalisti del Lazio per non aver controllato l'informazione. Questo mentre Verderami veniva prosciolto (il fatto non sussiste) da un altro ordine regionale. Una cosa da pazzi.
La verità è che anche in quella circostanza, D'Alema usò la deontologia come arma politica. La querela non era rivolta a me. "Nulla di personale" mi disse. La querela era un avvertimento all'uomo che allora controllava il Corriere, Romiti. Il presidente della Rcs veniva considerato all'epoca troppo vicino a Silvio Berlusconi... E adesso? Dopo la pubblicazione del testo della telefonata a Consorte, verrebbe la voglia di dire: "Massimo, facci sognare..."
mercoledì, 06 giugno 2007
Ci siamo. E' la guerra dei dossier. Mentre il Senato si appresta all'ultima votazione al cardiopalma sul caso Visco-Speciale, sulla Stampa di Torino di oggi viene indicato il bersaglio vero: Massimo D'Alema. Per farla breve, il dalemiano viceministro delle Finanze avrebbe preteso la sostituzione in blocco degli ufficiali della Guardia di Finanza rei d'aver indagato sul dalemiano Consorte. Indagini finanziarie e intercettazioni della Gdf avrebbero consentito di scoprire il pentolone dei 50 miliardi di "consulenze" incassati dall'ex presidente Unipol all'epoca delle scalate Antonveneta e Bnl. E chi pagò queste "consulenze"? Vito Gnutti. E chi è Vito Gnutti? Uno dei "capitani coraggiosi" che nel 1997, presidente del Consiglio D'Alema, si presero Telecom con la benedizione del lìder Maximo. Adesso il cerchio si chiude con le rivelazioni della Stampa che tira fuori un dossier, un "rapporto riservato compilato dalla Kroll, in cui ci sono due righe dove si parla di Inepar, un fondo brasiliano che avrebbe "movimentato fondi per l'allora primo ministro D'Alema". Furiosa la replica dei Ds. Ma già all'epoca l'ex presidente di Telecom Guido Rossi parlò della "merchant bank di Palazzo Chigi..." Più modestamente, nel mio noir politico "Exit poll", (pubblicato a febbraio del 2006) c'è un capitolo sulla privatizzazione telefonica con giro di tangenti incassate all'estero. A quando un dossier suggli affari veri o presunti di qualche altro leader politico? Arriverà presto, perché la Telecom di Trochetti Provera aveva organizzato la più grande operazione di spionaggio illegale della storia del Paese. Il Sismi di Pollari e Mancini era quello che era. E il generale Speciale, legato a Pollari, non è certo una mammoletta. Quel saluto a Berlusconi ("Sempre agli ordini") sul palco della sfilata del 2 giugno fa pensare che siamo solo all'inizio d'una guerra di ricatti. E sarà devastante.
venerdì, 01 giugno 2007
La ricerca d'un leader da parte del Partito democratico, ha assunto toni grotteschi. Adesso si sta dando molto da fare Dario Franceschini. I giornali accreditano la sua corsa, ma c'è qualcuno che può pensare di trovarsi seriamente di fronte a un possibile leader? E vogliamo parlare di Fassino, di Cicciobello-Rutelli, di Bersani, della Finocchiaro, dello stesso Massimo D'Alema che ormai ha quasi 60 anni ed è stato logorato dalle sconfitte? Resta SuperWalter Veltroni, sponsorizzatissimo dai giornali e già incoronato dalla Repubblica dell'ingegner De Benedetti. Preoccupante. No, non è una cosa seria. E non è nemmeno una cosa seria assistere alle mosse dell'ondeggiante Pierfurby-Casini o a Gianfranco Fini che gonfia il petto e si propone come il Sakozy italiano...Stiamo assistendo alla tragedia di leader ridicoli...Resta Berlusconi che non è un leader, ma un venditore, un piazzista, un padrone.