Ci siamo. E' la guerra dei dossier. Mentre il Senato si appresta all'ultima votazione al cardiopalma sul caso Visco-Speciale, sulla Stampa di Torino di oggi viene indicato il bersaglio vero: Massimo D'Alema. Per farla breve, il dalemiano viceministro delle Finanze avrebbe preteso la sostituzione in blocco degli ufficiali della Guardia di Finanza rei d'aver indagato sul dalemiano Consorte. Indagini finanziarie e intercettazioni della Gdf avrebbero consentito di scoprire il pentolone dei 50 miliardi di "consulenze" incassati dall'ex presidente Unipol all'epoca delle scalate Antonveneta e Bnl. E chi pagò queste "consulenze"? Vito Gnutti. E chi è Vito Gnutti? Uno dei "capitani coraggiosi" che nel 1997, presidente del Consiglio D'Alema, si presero Telecom con la benedizione del lìder Maximo. Adesso il cerchio si chiude con le rivelazioni della Stampa che tira fuori un dossier, un "rapporto riservato compilato dalla Kroll, in cui ci sono due righe dove si parla di Inepar, un fondo brasiliano che avrebbe "movimentato fondi per l'allora primo ministro D'Alema". Furiosa la replica dei Ds. Ma già all'epoca l'ex presidente di Telecom Guido Rossi parlò della "merchant bank di Palazzo Chigi..." Più modestamente, nel mio noir politico "Exit poll", (pubblicato a febbraio del 2006) c'è un capitolo sulla privatizzazione telefonica con giro di tangenti incassate all'estero. A quando un dossier suggli affari veri o presunti di qualche altro leader politico? Arriverà presto, perché la Telecom di Trochetti Provera aveva organizzato la più grande operazione di spionaggio illegale della storia del Paese. Il Sismi di Pollari e Mancini era quello che era. E il generale Speciale, legato a Pollari, non è certo una mammoletta. Quel saluto a Berlusconi ("Sempre agli ordini") sul palco della sfilata del 2 giugno fa pensare che siamo solo all'inizio d'una guerra di ricatti. E sarà devastante.




